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La cura dei simili

On 4 aprile 2017

La vicinanza sempre più stretta e la maggiore frequentazione dei nostri amati animali domestici ci sta rendendo sempre più consapevoli del fatto che essi ci stiano mettendo in scena diverse rappresentazioni di aspetti della nostra vita quotidiana in maniera sempre più lampante.

Che questo dipenda dal fatto che è cambiato il livello della nostra attenzione nell’osservarli, o dal grado di intimità con le nostre vite cui abbiamo concesso loro di accedere, o da entrambi i fattori o altri ancora, non possiamo far a meno di constatare quanto potere assorbente abbiano nei confronti dell’ambiente in cui sono immersi, noi umani compresi.

E’ vero che il regno animale è per noi umani un esempio di “naturalezza”, nel senso biologico di appartenenza ad un progetto ciclico in cui morte-vita-cambiamento-trasformazione sono varie tappe, che si rincorrono e ripetono, di un’unica rappresentazione, e in questa messinscena il ruolo dell’animale selvatico è puro e fiero; ma le variegate sfaccettature con cui i nostri animali domestici reagiscono all’ambiente e alle persone con cui si interfacciano, si allontanano spesso di molto dal modello specifico determinato dalla loro storia evolutiva.

E’ così che, come custodi di un rappresentante del regno animale, vediamo sovente rispecchiato nel loro comportamento alterato, nelle loro emozioni fuori equilibrio e perfino nelle loro sofferenze fisiche, qualcosa che parla di noi o del nostro ambiente prossimo.

Spesso nella mia professione, prendendomi cura degli animali che vivono in famiglie umane, all’enunciazione di una diagnosi definitiva o presunta, mi sento dire che quel problema ce l’ha già, o già avuto, qualcuno in famiglia, se non addirittura chi me l’ha portato alla visita….diabete, ictus, problemi cardiaci, dermatologici, neurologici, ma anche stati ansiosi, o fobici, bisogno di continuo movimento, stanchezza e depressione.

Come quel vecchio detto popolare: “Il cane assomiglia al suo padrone”, ma qui ci rendiamo conto che non c’è nessun padrone, ma un essere umano che si è preso in custodia un essere non umano, e che con lui pare condividere non solo momenti di gioco e felicità e compagnia, ma anche stati di disagio e di vera e propria sofferenza.

E’ così che un momento di sofferenza del nostro amico animale può diventare uno spunto di partenza per capire anche qualcosa di più di noi, o come una cartina tornasole che evidenzia in che punto ci troviamo nelle faccende delle nostre vite.

Come supporto terapeutico per l’animale che abbiamo in custodia trovo formidabile l’uso dell’approccio omeopatico, anche come continuità al discorso fatto finora.

L’omeopatia (la “cura attraverso il simile”) sfrutta le proprietà “patogenetiche” di un rimedio (farmaco) preso dal mondo della natura (vegetale, minerale o animale che sia), e va ad usare quelle proprietà per curare una malattia “simile” presente nell’organismo malato, di modo che la malattia “artificiale” scacci da esso quella già presente.

Per ottenere questa forza terapeutica senza apportare danni all’organismo trattato, il rimedio è stato precedentemente diluito e dinamizzato, attraverso quel processo che in omeopatia si chiama “potentizzazione”.

Ecco allora una prospettiva nuova attraverso cui vedere i nostri compagni animali come dei rimedi omeopatici, potentizzati dall’amore che mettiamo nel prenderci cura di loro e dalla nostra ricerca di consapevolezza per andare oltre alla visione degli accadimenti come se fossero solamente cose precipitate casualmente nella nostra vita.

E’ questa prospettiva che mi ha permesso di accedere ad una cura maggiormente efficace per Briciola, una gattina sofferente di problemi deambulatori molto resistenti a svariati trattamenti, selezionando il rimedio omeopatico a partire dal sintomo, presente e casualmente dichiaratomi dalla sua custode, della “paura di rimanere paralizzata”; o che mi ha fatto riconoscere nelle ripetute dermatiti di Cocò, canina shih-tzu, i conflitti di separazione (vedi medicina di Hamer) che viveva lei ma probabilmente anche la sua custode per i continui allontanamenti del marito dalla famiglia per motivi di lavoro; o che mi fa pensare, nei ricorrenti episodi di vomito di Lady, canina meticcia tipo pinscher, a qualcosa di difficilmente digeribile nella situazione familiare in cui si trova; per non parlare dello psicodramma che anni fa mise in scena il mio amato Alì, cane meticcio all’epoca di 13 anni, quando, attraverso frequenti e ripetuti episodi di soffocamento per una paralisi laringea, mi fece vivere, devo dire in modo traumatico, questa mia grande paura: e dopo la sua scomparsa questa paura del soffocamento si è affievolita sempre di più, come se avesse appunto agito un rimedio omeopatico che, all’inizio, può dare anche un lieve aggravamento, ma poi riporta un equilibrio profondo e duraturo.