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Riconoscere per conoscersi

On 7 marzo 2017

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Riconoscere per conoscersi

di Riccardo Lucchesi

La convivenza uomo-animale si è modificata nel corso della storia della razza umana, da un primitivo rapporto di competizione del tipo preda-predatore o di semplice osservazione dello stato selvatico di altri esseri viventi, ad un avvicinamento che per alcune specie è diventato quel processo che chiamiamo “domesticazione”.

La parola viene dal latino “domus”= “casa”, e sta a significare l’azione concorrente di chi ti fa entrare in casa e di chi decide di entrare; noi umani, con la nostra visione antropocentrica, abbiamo assunto che la casa fosse la nostra, e che qualcun altro diverso da noi piano piano si fosse avvicinato e avesse iniziato a interagire in maniera diversa dalla vecchia modalità fuga o attacco.

La prima forma di avvicinamento dell’animale all’uomo si può dire che sia stato il “commensalismo”, cioè quando animali selvatici cominciarono a sfruttare le risorse degli esseri umani.

Per la maggior parte delle specie animali il processo di avvicinamento all’umano si è fermato qui, ma per altre il discorso è andato molto avanti, fino ad arrivare per alcune specie ad un intervento attivo e consapevole da parte dell’uomo sul controllo del processo della loro evoluzione, quel fenomeno che va sotto il nome di “selezione artificiale”.

Che tutto il processo abbia un innesco di tipo utilitaristico da entrambe le parti non c’è dubbio, e se valutiamo il successo di queste partnership dal punto di vista della sopravvivenza e quindi proseguimento della specie è molto evidente: nessuna specie addomesticata si è estinta o corre dei pericoli attuali di estinzione, mentre di tantissime specie selvatiche si sono ormai perse le tracce e la memoria da secoli, ed altre sono seriamente minacciate dall’intervento squilibrato che come razza umana attuiamo sempre più sui territori che abitiamo o sul mondo selvatico di cui andiamo a sfruttare le risorse.

Dall’altra parte anche la storia del genere umano sarebbe stata molto diversa senza la presenza di animali  addomesticati, e sicuramente più difficile il passaggio da un livello di mera sopravvivenza ad una vita più agiata e ricca di innovazioni che portassero abbondanza e possibilità di crescita e sviluppo.

Ma c’è un discorso altro, rispetto alle considerazioni della biologia evoluzionista, che a volte mi spinge a pormi delle domande riguardo al processo della domesticazione. Perché il gatto selvatico e non l’ocelot, perché il lupo e non la iena o il coyote, perché il cavallo e non la gazzella o la zebra?

Nell’avvicinamento di questi anima-li alla specie umana forse c’è un progetto che riguarda entrambi ma che ancora non abbiamo molto chiaro, o forse si sta lentamente rivelando davanti alla nostra coscienza di uomini e donne che hanno a che fare con un animale come loro amico e compagno di viaggio per un tratto della loro vita.

Le culture sciamaniche vedono gli animali come portatori di “doni” per noi umani, ciascuno fornito di qualità che, entrando in risonanza con la coscienza umana, ne permettono un ampliamento e una maggiore espressione delle proprie potenzialità.

fiori di bach per gatti aggressiviGli animali che hanno superato la soglia delle nostre case, che si sono sdraiati sul nostro tappeto o hanno preso un posticino sui nostri divani, che hanno imparato a leggere le nostre intenzioni e ci accompagnano ad esplorare l’ambiente esterno aiutandoci a conoscerlo meglio o in modo diverso, che raccolgono i nostri stimoli a giocare e li portano su terreni non ancora percorsi, tutti quegli animali che hanno imparato sempre più profondamente ad entrare in empatia con una specie tanto diversa dalla loro come è quella umana, ci donano anche un grande insegnamento, fornendoci di uno specchio quotidiano naturale e spietato per i nostri atteggiamenti, un po’ come fanno i bambini, ma da un punto di partenza ancora più istintivo, oltre che “trans-specifico”.

Per chi convive con un essere non umano casalingo, diventa sempre più difficile non notare questo fatto: quell’essere a quattro zampe che ci scodinzola o ci fa le fusa, che ci viene a cercare oltre la necessità e per puro desiderio di condivisione, in qualche modo sta finendo per  rappresentare anche una parte del nostro mondo interiore, o mimando le modalità di relazionarci col nostro ambiente prossimo, o mettendoci alla prova schiacciando (inconsapevolmente?) dei bottoni per noi molto sensibili.

E tutto ciò lo fa con le sue emozioni, che incredibilmente  sono diventate leggibili come e a volte più delle nostre, come se si fosse sdoppiato in un essere madrelingua quando vuol comunicare con altri esseri della sua specie, e un traduttore poliglotta per i suoi amici umani.

E tutto ciò lo fa anche con il proprio corpo, che si vitalizza o si indebolisce, si rilassa o si contorce, rinvigorisce con l’età o invecchia precocemente, si ammala, muore o non vuole andarsene.

Allora: chi assomiglia a chi? Non è questa domanda che importa, ma percepire con tutta la chiarezza della nostra mente aperta quello che un essere proveniente da uno stato selvatico con  occhi furibondi è venuto a raccontarci, ovviamente di sé ma profondamente anche di noi, ed esprimere gratitudine attraverso il prendersi cura, di se stessi e di quello che abbiamo attorno, animato e inanimato, animale e, al fine, della propria anima.

La morte che dà vita

On 7 marzo 2017

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La morte che dà vita

di Riccardo Lucchesi

“Vivi come se dovessi morire domani; impara come dovessi vivere per sempre.”

L’accettazione della morte come cambiamento inevitabile e la comprensione della vita come assoluta presenza nel qui e ora trova molte difficoltà nel nostro modello di vita occidentale.
I nostri amici animali possono in questo essere dei grandi insegnanti, per come vivono nella loro naturalezza e per come possono morire allo stesso modo.
Nel mondo naturale c’è il tempismo, i cicli e le stagioni; nel mondo umano c’è il tempo, che ci serve per organizzarci e ci crea l’illusione di poter controllare.
Noi vorremmo che il nostro amato “quattrozampe” non se ne andasse mai, quasi fosse eterno, oppure, quando sembra ineluttabile, iniziamo a programmare il tempo della sua uscita (un tempo comodo per noi) o ad arrancare emotivamente attorno alla sua preparazione alla morte e oltre la sua dipartita.

Ma il tempo non ha a che fare con la morte, il tempismo e lo stare fuori dal tempo si.

E’ difficile ma importante distinguere quello che non è più accettabile per noi da quello che non è più accettabile per loro, riguardo alla loro vita, e alla loro morte.
Se in quei momenti di estrema difficoltà, per degli esseri cronologici come siamo noi, guardiamo il nostro amico negli occhi, lo ringraziamo per i doni che ci ha fatto e gli parliamo dell’apprezzamento che abbiamo riguardo alla sua vita, forse avremo più chiarezza nel cosa fare.
Perché in fondo siamo noi umani i determinatori, in quanto dotati del libero arbitrio, ma l’ascolto dell’altro ci potrà portare in spazi nuovi e diversi riguardo al nostro attaccamento a quel fenomeno che si chiama vita, e riguardo all’accettazione dell’altra faccia della stessa medaglia, che è la morte.

In quei momenti di dolore, imparando a lasciar andare ma rimanendo connessi con se stessi e l’altro da noi, forse potremo andare incontro ad una sana elaborazione del lutto, e alla fine potremo scoprirci anche arricchiti di quei doni che il nostro animale ci ha lasciato con il tempismo della sua uscita, e allora toccheremo attraverso esperienza vissuta una delle leggi universali, quella che dice “La morte dà vita”.

Astrologia della Terra: 19 Febbraio – 20 Marzo ——– Coguaro

On 25 febbraio 2014

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I nativi Americani associano a noi esseri umani, a seconda di quale periodo dell’anno siamo nati, un animale Totem di nascita.
Per i nativi Americani ogni animale porta un dono, una “medicina”, che sono delle qualità che noi umani possiamo fare nostre per poter camminare in equilibrio ed armonia sulla Terra, portando bellezza a noi stessi, alla vita e agli altri.­
L’animale Totem di nascita è l’espressione delle più alte potenzialità di chi veramente noi siamo, e ci può dare indicazioni sui principali “temi” con cui ci confronteremo nella nostra vita.
L’animale Totem di nascita è lì pronto ad aiutarci a tirar fuori il nostro sé naturale e ad esprimere la parte più autentica di noi stessi.
Di seguito verranno date indicazioni che derivano dagli insegnamenti degli anziani dei Capelli Intrecciati, dal sentiero della Dolce Medicina della Danza del Sole, ma già può essere utile e interessante andare a vedere le caratteristiche etologiche e comportamentali del proprio animale Totem, per farci un’idea del potenziale dono che abbiamo a disposizione come diritto di nascita.

 

Chi ha il Coguaro come animale Totem di nascita ha a disposizione un grande insegnante di come avere equilibrio nel movimento e nel cambiamento, e questo aiuta a fare della morte un’alleata.

Il Coguaro ci sostiene nella focalizzazione sulle nostre priorità nella vita, tenendoci lontano da resistenze e distrazioni, e partendo da uno spazio di rilassamento.

Insegnando come danzare la vita in equilibrio aumenta l’energia totale del nostro corpo (orende); il Coguaro è anche un guaritore di muscoli, ossa e giunture.

Supremo maestro di sopravvivenza, ci insegna a stabilizzarci e ad imparare a fare qualsiasi atto fisico senza ferirci.